Ancora sulla sentenza del TAR Sardegna sulla condotta antisindacale dell’Università di Sassari

Riportiamo oggi qualche passo della sentenza del TAR Sardegna, di cui abbiamo discusso qui, che ci pare particolarmente significativo. Nostro il grassetto per dare risalto ad alcuni passaggi cruciali.

“[…] ai fini di un corretto inquadramento della vicenda occorre partire dalla natura della “protesta sindacale” nei confronti dei blocchi degli scatti stipendiali, nell’ambito della quale i ricorrenti si erano rifiutati di conferire le loro opere all’Università ai fini della V.Q.R.: si è trattato, con tutta evidenza, di una forma di manifestazione del diritto di sciopero, come noto strumento costituzionalmente garantito dall’art. 40 della Carta, finalizzato alla rivendicazione sindacale e comprendente qualunque forma di astensione organizzata dal lavoro -da parte di un gruppo di lavoratori dipendenti- per la tutela di comuni interessi di carattere politico o sindacale (cfr. Cassazione civile, Sez. Lav., 3 dicembre 2015, n. 24653).

Orbene, se è vero, per un verso, che la decisione dei ricorrenti di non conferire le loro opere all’Università ha certamente rappresentato una deminutio rispetto al normale “apporto collaborativo” assicurato dai docenti al proprio datore di lavoro pubblico, tuttavia questo è, dunque, avvenuto nell’ambito di una scelta coordinata “a monte” -in ottica tipicamente sindacale- da un numero rilevante di docenti e ricercatori, il che è riferito puntualmente nel ricorso, trova, altresì, conferma in quanto esposto dal Comitato Nazionale Universitario nel proprio atto di intervento ad adiuvandum, nonché nello stesso “carteggio” precedente alla pubblicazione del Bando oggetto di causa, avente a oggetto, in particolare, le comunicazioni inoltrate al Rettore da alcuni docenti, il parere reso dal Comitato Unico di Garanzia e alcune note dello stesso Rettore, il quale espressamente qualificava quella di cui si parla proprio come “protesta sindacale” […]

Orbene, una volta ricollegata la condotta degli odierni ricorrenti a una “protesta sindacale” -espressione, dunque, del diritto di sciopero- l’illegittimità dell’impugnata clausola di Bando appare piuttosto evidente. Difatti escludere indistintamente dal finanziamento dei nuovi progetti tutti coloro che a suo tempo non avevano conferito le proprie opere scientifiche per la V.Q.R. ha significato colpire (in primo luogo) tutti coloro che tale rifiuto avevano concepito proprio in termini di adesione alla descritta iniziativa sindacale, penalizzandoli, per questo, nella loro successiva attività di ricerca.

Né può condividersi la principale argomentazione difensiva erariale, incentrata sul fatto che la mancata partecipazione alla V.Q.R. ha leso interessi oggettivi dell’Università -legati alla possibilità di conseguire in tale sede una valutazione positiva e, dunque, di ottenere i finanziamenti necessari alla stessa attività di ricerca- il che consentirebbe di ricondurre la contestata clausola del Bando a ragioni di carattere oggettivo e perciò di escluderne la portata illegittimamente antisindacale.

Al riguardo può agevolmente ribattersi che tale assunto -benché condivisibile nella parte in cui rimarca il danno potenzialmente arrecato agli interessi dell’Ateneo- non è però sufficiente a smentire la portata illegittimamente antisindacale della conseguente scelta dell’Amministrazione: è, infatti, insito nelle stessa nozione di sciopero la possibilità che il suo esercizio arrechi un vulnus agli interessi datoriali, vulnus che deve ritenersi perciò giuridicamente “scriminato” proprio in quanto rientrante nella causa di giustificazione dell’esercizio del diritto (artt. 51 c.p.), nel caso di specie il “diritto di sciopero”; del resto è evidente come lo sciopero, per avere efficacia, debba in qualche modo incidere sulla sfera giuridica della controparte sindacale […]

Vi è, infine, un argomento “di chiusura” che, a giudizio del Collegio, conferma l’illegittimità della scelta operata dall’Università e perciò depone in modo conclusivo per la fondatezza del ricorso.
Si fa riferimento al fatto che -anche laddove, in ipotesi puramente teorica (e, come detto, non condivisa dal Collegio), la protesta sindacale fosse da considerarsi illegittima e perciò non adeguatamente scriminata dal diritto di sciopero- la reazione della parte datoriale pubblica avrebbe dovuto essere, comunque, diversa, in specie l’avvio di una vertenza sindacale preventiva, nonché, se del caso, l’apertura di un procedimento disciplinare a carico degli interessati, nelle forme e con le garanzie previste dalla normativa vigente e con l’intervento degli organi terzi preposti a questo genere di decisioni; viceversa l’Università ha scelto di colpire gli scioperanti in modo indiretto e a notevole distanza di tempo, escludendoli tout court dall’assegnazione dei nuovi fondi per la ricerca e in tal modo arrecando loro un vulnus di carattere professionale, oltre che penalizzando lo stesso interesse pubblico alla promozione della ricerca scientifica, giacché tale esclusione è intervenuta al di fuori di qualunque valutazione sulla meritevolezza o meno dei loro progetti di ricerca; il tutto, per giunta, nell’ambito di una condotta che appare, nel complesso, contraddittoria, posto che lo stesso Rettore, in alcune note precedenti alla pubblicazione del Bando, pareva riconoscere la legittimità della protesta sindacale di cui ora si discute […]

Con ciò, ben inteso, non si vuole ovviamente negare all’Università la possibilità di tutelare la propria partecipazione -con l’intero bagaglio di opere scientifiche nel frattempo redatte dai suoi professori- alla V.Q.R. e alla conseguente distribuzione dei fondi destinati alla successiva attività di ricerca; si vuole, semmai, evidenziare come tale condivisibile obiettivo debba essere perseguito nel rispetto delle prerogative sindacali del corpo docente e delle forme legalmente previste per l’eventuale irrogazione di sanzioni; il che, tradotto in termini più concreti, significa che l’esclusione dai nuovi fondi avrebbe potuto considerarsi, per ipotesi, giustificata se congegnata in modo da colpire (solo) coloro che senza giustificazione si fossero rifiutati di conferire le proprie opere ai fini della V.Q.R., mentre nel caso ora in esame la clausola escludente è risultata indistintamente applicabile -in termini automatici, onnicomprensivi e senza alcuna eccezione- a tutti coloro che non avevano conferito le proprie opere, dunque senza tenere conto, tra le altre, dell’eventualità che il mancato conferimento fosse avvenuto nel legittimo esercizio del diritto di sciopero. Per quanto premesso il ricorso merita accoglimento, con il conseguente annullamento dell’atto impugnato.”

Detto tutto questo, sarebbe interessante sapere – cosa che la sentenza non dice – se il TAR abbia trasmesso o trasmetterà il provvedimento in questione agli organi deputati a valutare la presenza, nelle condotte esaminate, di eventuali risvolti rilevanti oltre il profilo meramente amministrativo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...